Il culto al Cuore di Gesù

"E’ fuor di dubbio che nei Libri Sacri non si hanno mai sicure affermazioni di un culto speciale di venerazione e di amore tributato al Cuore fisico del Verbo incarnato, in quanto simbolo della sua ardentissima carità. Questo fatto però - che si deve apertamente riconoscere - non ci deve recar meraviglia né indurci in alcun modo a pensare che la divina carità verso di noi, ragione principale di questo culto, è esaltata e inculcata nell’Antico e nel Nuovo Testamento con immagini tali, da commuovere potentemente gli animi. Queste immagini, poiché sono contenute nei libri Sacri che preannunziavano la venuta del Figlio di Dio fatto uomo, possono considerarsi come presagio di quello che doveva essere il più nobile segno e indice dell’amore divino, cioè del Cuore sacratissimo e adorabile del Redentore divino". (Pio XII° Haurietis aquas n.13)

Il testo biblico fondamentale che ci eleva alla contemplazione del Cuore del Redentore, lo abbiamo nel Vangelo di San Giovanni che racconta la trafittura del costato di Gesù in croce (Gv. 19, 31-37):

"Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato - , chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto".

  • Il significato del sangue: la salvezza di tutti gli uomini. Il sangue degli agnelli immolati (ma “senza romperne alcun osso”- Es. 12,46) in occasione della prima pasqua degli Israeliti in Egitto, che sparso sulle porte delle case degli Ebrei salvò i loro primogeniti dalla morte, era figura del sangue del vero agnello pasquale, Gesù, immolato sulla croce, che salva tutti gli uomini dalla morte eterna;
  • il significato dell’acqua: la purificazione dal peccato e dall’impurità nello Spirito Santo. La profezia di Zaccaria, a cui si riferisce l’Evangelista citandone però solo un particolare, è questa: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto...In quel giorno vi sarà...Una Sorgente (d’acqua) aperta contro il peccato e l’impurità" (Zc. 12,10-13,1). San Giovanni, dunque, afferma che il “trafitto” della profezia di Zaccaria è Gesù, e la "sorgente" d’acqua è quella uscita dal costato di Cristo. E’ questa l’acqua che purifica dal peccato e dall’impurità, perché significa lo Spirito Santo, come Gesù stesso dichiarò alla festa dei Tabernacoli: "Se qualcuno ha sete venga a me e beva colui che crede in me. Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo disse - commenta San Giovanni - dello Spirito che dovevano ricevere coloro i quali avrebbero creduto in lui". (Gv. 7, 37-39).
Questa salvezza nel sangue e questa purificazione nell’acqua, cioè nello Spirito Santo, provengono dall’infinito amore di Gesù, come testimonia lo stesso Evangelista: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv. 13,1), cioè fino all’estremo limite. Ed è al momento della morte che questo amore raggiunse il compimento supremo, il fine, la vetta assolutamente insuperabile: "Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: "E’ compiuto" (Gv. 19,30). "Stimiamo infatti che, una volta contemplati alla luce della Sacra Scrittura e della Tradizione i fondamenti e gli elementi costitutivi di questo nobilissimo culto, riuscirà più agevole ai cristiani l’attingere "acqua con gioia alle sorgenti del Salvatore" (Is. 12,3): apprezzare cioè tutta l’importanza che il culto al Cuore sacratissimo di Gesù ha assunto nella Liturgia della Chiesa, nella sua vita interna ed esterna, e anche nelle sue opere. Per tal modo sarà più facile ad essi raccogliere quei frutti spirituali che segnino un rinnovamento salutare nei loro costumi, conforme ai voti dei Pastori del gregge di Cristo" (Pio XII° - Haurietis aquas n. 11).